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Il Duomo di Salerno

Il Duomo di Salerno


La Cattedrale Primaziale Metropolitana di Santa Maria degli Angeli, San Matteo e San Gregorio VII, più comunemente nota come Duomo di Salerno, è sicuramente il luogo di culto più rappresentativo della città campana che si erge imponente nel cuore del suo centro storico.

La sua struttura attuale è frutto di contaminazioni romaniche , arabo-normanne, bizantine e barocche che la rendono decisamente interessante da un punto di vista architettonico oltre che religioso.

 

 

Il Duomo di Salerno tra storia e leggende

L’aspetto odierno della cattedrale di Salerno corrisponde per gran parte alla ristrutturazione barocca post terremoto del 1688 ma per risalire agli albori della sua costruzione bisogna tornare indietro di più di sei secoli. La basilica fu voluta da Roberto il Guiscardo dopo la conquista normanna nel 1076 e fu  costruita in soli 5 anni tra il 1080 e il 1085. In realtà già nel giugno del 1084 fu consacrata da papa Gregorio VII, esule in città e giuntovi  per sfuggire all’imperatore Enrico IV con il quale andò in conflitto per la sua opposizione all’investitura episcopale.

Le reliquie del papa sono tuttora conservate nella navata destra della cattedrale sotto il mosaico di San Matteo all’interno della Cappella dei crociati. Sullo scrigno si può leggere una scritta in latino che tradotta recita: “Ho amato la giustizia ed ho odiato l’iniquità: per questo muoio in esilio“.

 

Attualmente la cattedrale si presenta con una pianta articolata in un corpo longitudinale a tre navate con transetto. Ha un’abside  per ogni navata e un magnifico quadriportico decorato ad archi caratterizzato dalla presenza di un porticato sorretto da 28 colonne di spoglio con archi a tutto sesto rialzato. Nel perimetro interno del quadriportico romanico (uno dei pochissimi esempi italiani) sotto le volte degli archi si alternano diversi sarcofagi romani ben  conservati mentre al suo centro c’è un antica fonte battesimale che ha sostituito la fontana monolitica in granito egiziano portata a Napoli nella Villa Reale  (attualmente villa comunale) nel 1820 e da tutti riconosciuta come la fontana delle Paparelle.

 

Un’antica leggenda avvolge uno di questi sarcofagi e precisamente quello di Guglielmo II nipote di Roberto il Guiscardo.  Alla morte prematura di Guglielmo II, la moglie Gaitelgrima in preda alla disperazione, tagliò i suoi lunghi capelli riponendoli sul sarcofago del defunto marito. La leggenda narra che ogni anno il 4 Agosto una farfalla dorata vola nel quadriportico per poi posarsi sul sarcofago. La farfalla, poi, scompare all’improvviso  all’arrivo del fantasma della triste Gaitelgrima che ripete il rituale del taglio dei suoi capelli.

 

All’ampio quadriportico si accede tramite una doppia scalinata sulla cui cima si erge la Porta dei Leoni ricostruita dopo il terremoto del 1688 e anch’essa protagonista di un’antichissima leggenda.  Si racconta che durante un’invasione saracena le due statue poste alla sua base (un leone simbolo di forza e una leonessa simbolo di carità) presero vita e uccisero gli invasori salvaguardando così la cattedrale.

 

Sull’architrave della porta è presente una scritta che ricorda l’alleanza tra i principati  di Salerno e Capua. Sul fregio una scimmia e un leone rappresentano rispettivamente l’eresia e la verità della chiesa. Nell’intero edificio sono presenti altri elementi del mondo animale tipici dell’epoca medievale quali cavalli, centauri e leoncini.

 

Sul lato sud del quadriportico s’innalza altissimo il campanile normanno: quattro ampi cubi che terminano con un tiburio si sovrappongono raggiungendo i cinquantadue metri di altezza per una base di circa 10 metri per lato. Al calar del sole viene illuminato acquistando un fascino decisamente suggestivo. Le campane del duomo sono il simbolo delle diverse contaminazioni architettoniche della torre e della cattedrale. In totale sono otto, diverse tra loro per dimensione  e appartengono ad epoche diverse che vanno dal XVI al XIX secolo.

 

Il campanile non è l’unico tesoro del Duomo di Salerno. Superato il quadriportico e varcata l’ imponente porta bronzea a doppio battente si accede alla cattedrale che ha subito nel corso degli anni diversi restauri, l’ultimo dei quali nel 1931.

Il pavimento è in gran parte decorato a mosaico, specie nella parte del transetto e ampiamente decorati sono anche i due amboni della navata centrale dove tra pregevoli motivi ornamentali sono riproposti  ancora una volta sculture rappresentanti elementi del mondo animale dal significato simbolico: aquile, serpenti, tori e leoni.

La bellezza del duomo si estende ben oltre le lunghe navate della sua chiesa. Attraverso una piccola porta della sagrestia, si accede alla Cappella del Tesoro, un piccolo ambiente di circa 36 metri quadri dove sono raccolti i tesori ovvero le reliquie dei santissimi martiri salernitani. La cappella presenta sul soffitto un affresco raffigurante il Paradiso Salernitano ovvero i santi legati alla città tra cui: Matteo, Fortunato, Gaio, Ante, le cui statue sfilano in processione ogni 21 settembre, giorno dedicato a San Matteo, santo patrono della città.

La cappella  è visitabile il 21 di ogni mese solo al mattino mentre il resto della cattedrale è aperto al pubblico ogni giorno dalle 08:30 alle 20:00 nei giorni feriali e dalle 8:30 alle 13:00 e poi dalle  16:00 alle 20:00 nei giorni festivi.

 

 

La cripta, cuore del duomo di Salerno, custode delle spoglie dell’amatissimo San Matteo.

La cripta costituisce il nucleo centrale del Duomo. Il soffitto è completamente decorato da affreschi che raffigurano sia scene del vangelo che alcuni episodi della vita salernitana.

Tutte le colonne della cripta sono racchiuse in marmi che risalgono a metà del settecento mentre alle pareti sono presenti ventuno statue rappresentanti Giovanni Battista e i primi venti vescovi salernitani.

La cripta è  esattamente al centro del Duomo, al piano interrato, ed è un vero e proprio gioiello dell’architettura barocca. L’aspetto attuale è dovuto al restauro del XII secolo e vede al suo centro il sepolcro con le reliquie di San Matteo che rappresenta il  Sancta Sanctorum intorno al quale ruotano tutti gli altri elementi dello spazio. La tomba del santo  è costituita da un ampio baldacchino marmoreo recante gli stemmi dei Borbone, sul quale troneggia una statua bronzea e bifronte dell’Evangelista.

Non c’è una spiegazione scientifica al perché lo scultore Michelangelo Naccherino abbia scelto di realizzare due facce al santo ma, ovviamente, non mancano diverse interpretazioni.

Matteo, prima di diventare apostolo di Gesù era un esattore delle tasse ( è infatti tuttora santo protettore della Guardia di Finanza e dei banchieri).

Una prima interpretazione lega, quindi, la doppia faccia di san Matteo alla sua doppia vita prima e dopo l’incontro con Gesù.

Una seconda interpretazione si rifà al culto di Giano Bifronte, il dio romano che riesce a guardare futuro e passato. Molti edifici dedicati a San Matteo in tutta Italia sono, infatti, stati costruiti proprio sopra i resti  di antichi templi dedicati al dio romano.

La caratteristica del doppio volto del Santo si è ripercossa e si ripercuote tuttora anche nel gergo campanilistico. Non è raro che per schernire un salernitano gli si dica “salernitano doppia faccia come san Matteo!” legando così la peculiarità della statua ad un’ipotetica doppiezza del carattere del santo e dei cittadini.

 

Al di là di ogni interpretazione possibile l’unica certezza è l’amore e la devozione del popolo salernitano al proprio santo patrono. La processione del 21 settembre richiama ogni anno migliaia di persone tra cui  decine e decine di salernitani emigrati. Le tre statue d’argento dei martiri Gaio, Fortunato e Ante e quella di San Matteo vengono portate a spalla da un notevole gruppo di portatori che seguono scrupolosi le direttive e il passo del capo gruppo terminando la processione con una vera e propria corsa sulla doppia scalinata d’ingresso al duomo, divenuta per tradizione parte integrante della processione stessa. 

È una grande festa per tutti che unisce  sacro e profano, devozione e folklore  e che coinvolge tutte le principali strade del centro cittadino tra musica, fuochi d’artificio e i tipici panini imbottiti con la milza.

 

Il duomo di Salerno è nel suo centro storico più antico in un’area pedonale non distante però da ampie strade ( ad esempio il trincerone) dove poter parcheggiare l’auto.

È vicinissimo all’antico Tempio di Pomona e non distante da un altro capolavoro dell’architettura barocca, la Chiesa di San Giorgio.

Nei vicoli intorno alla cattedrale diverse botteghe artigiane si alternano a bar, pizzerie e locali notturni che sempre più animano e stanno animando la movida cittadina avvolti dall’incredibile suggestione data dalla bellezza del duomo e  protetti dall’amore di San Matteo.

“Salerno è mia e io la difendo” sono le parole attribuite al santo in occasione del salvataggio della costa da un’invasione saracena.

Non si hanno prove certe sulla veridicità di questa frase ma nessun salernitano ha messo o metterà mai in dubbio l’amore del santo patrono per la propria città.

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